L’OMS PUNTA AL BENESSERE SOCIALE PER GARANTIRE A TUTTI UN FUTURO IN SALUTE In piena crisi economica mondiale gli esperti di sanità pubblica hanno in più occasioni ribadito che le difficoltà economiche possono incidere molto negativamente sullo stato di salute di tutti noi. In questo senso alla fine di agosto 2008, la Commission on Social Determinants of Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, coordinata dal Professor Marmot, ha pubblicato il suo rapporto finale. L’obiettivo era quello di evidenziare politiche mirate alla promozione dell’equità nella salute in tutte le nazioni ad ogni livello di sviluppo, favorendo anche la creazione di un movimento globale attorno al problema. Secondo l’OMS tali politiche dovrebbero coinvolgere tutti i settori, inclusa la società civile, il volontariato e il settore privato. Ancora una volta si sotolinea il ruolo determinante che acquisteranno le associazioni di volontariato sanitario in un periodo di crisi nel quale i sistemi sanitari nazionali a corto di risorse dovranno creare una rete di alleanza con la società civile per garantire livelli assistenziali accettabili e sostenibili economicamente. Tre indirizzi di intervento vengono proposti dalla Commissione: il miglioramento delle condizioni di vita quotidiane, la lotta a una diseguale distribuzione del potere, del denaro e delle risorse a livello globale, nazionale e locale, e la misurazione e valutazione della conoscenza del problema sui determinanti della salute. Per raggiungere questi obiettivi è necessario innanzitutto garantire benessere alle donne e ai loro figli, creando una rete di protezione sociale per le loro condizioni di vita e lavorative. È quindi importante incidere sull’organizzazione della società per ridurre le differenze di genere, anche attraverso un settore pubblico adeguatamente finanziato che dia spazio alla società civile. Un altro aspetto sul quale intervenire riguarda lo spostamento di un numero sempre maggiore di persone verso le città: questo processo può infatti incidere sulle disuguaglianze nella salute, per chi sperimenta il disagio delle condizioni abitative e dei trasporti delle periferie urbane. Una distribuzione omogenea sul territorio dei servizi essenziali, indipendentemente dalla capacità di reddito delle persone, potrebbe migliorare la situazione. Importanti sono anche le condizioni lavorative, in quanto una maggiore flessibilità del lavoro porta a peggiori risultati in termini di salute dei lavoratori: sempre più persone a livello mondiale mancano oggi di protezione sociale dalle malattie e dalle disabilità e non godono di coperture sociali sufficienti in caso di perdita del lavoro. Adeguate politiche di sostegno alle famiglie vulnerabili possono avere un forte impatto migliorativo sulla salute delle persone. Per un’efficace riduzione delle disuguaglianze è indispensabile poi garantire una copertura sanitaria Universale dal momento che la salute è un bene comune e non commerciale. La commissione spinge perché le nazioni si muovano verso sistemi che garantiscano il finanziamento del servizio sanitario attraverso la tassazione generale e una copertura sanitaria obbligatoria, incrementando lo sviluppo dell’assistenza territoriale. In molti Paesi questi obiettivi non sono decisamente a portata di mano ma in Italia, con un SSN che garantisce l’universalità delle cure puntando sulla prevenzione siamo sulla strada giusta. L’incognita più importante è rappresentata però dalla sostenibilità dell’intero sistema che in un periodo di crisi economica e con una crescita costante della longevità della popolazione, diventa decisamente impegnativa.
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