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ARRESTO CARDIACO
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INTRODUZIONE
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MORTE CARDIACA IMPROVVISA E’ un evento naturale dovuto a cause cardiache, preceduto da
un’improvvisa perdita di coscienza, che si verifica entro un’ora
dall’inizio della sintomatologia acuta, in un soggetto con o senza
cardiopatia nota preesistente, in cui l’epoca e la modalità di morte
sono imprevedibili. CAUSE DI ARRESTO CARDIACO Nel 90% dei casi, la causa è riferibile a malattie cardiache :
cardiopatia ischemica (85%),Cardiomiopatia Dilatativa / Ipertrofica
(10% ), Cardiopatia Ipertensiva / Valvolare (5%), Sindromi
Aritmogene Ereditarie (5%). Solo nel 10% la causa è extracardiaca
(grave insufficienza respiratoria, emorragie, ecc.).
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LA CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA La sopravvivenza in caso di arresto cardiaco dipende dalla realizzazione della corretta sequenza di una serie di interventi. La metafora, coniata dall’American Heart Assiociation “Catena della Sopravvivenza” esprime, in modo sintetico e facilmente memorizzabile, l’approccio universalmente riconosciuto, all’AC, sottolineando l’importanza della sequenza e della precocità degli interventi salvavita. La catena della sopravvivenza è costituita da 4 anelli concatenati tra loro: la mancata attuazione di una delle fasi porta inevitabilmente all’interruzione della catena riducendo in modo drastico le possibilità di portare a termine con esito positivo il soccorso.
I 4 anelli della catena sono:
FINALITA’ DEL BLS-D
Lo scopo del BLS (basic life support, ossia sostegno delle funzioni
vitali) è quello di riconoscere prontamente la compromissione delle
funzioni vitali e di sostenere la respirazione e la circolazione
attraverso la ventilazione bocca a bocca o bocca–maschera ed il
massaggio cardiaco esterno fino all’arrivo di mezzi efficaci per
correggere la causa che ha prodotto l’AC.
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SICUREZZA DELLA SCENA Prima di iniziare il soccorso, è necessario valutare la presenza
di eventuali pericoli ambientali (fuoco, gas infiammabili o
tossici,cavi elettrici…) in modo da prestare il soccorso nelle
migliori condizioni di sicurezza per la vittima ed il
soccorritore. Con l’esclusione di un reale pericolo ambientale,
il soccorso deve sempre essere effettuato sulla scena dell’evento,
evitando di spostare la vittima. |
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VALUTAZIONE DELLO STATO DI COSCIENZA
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Scuotendo il soggetto per le spalle, si chiama ad alta voce; in assenza di risposta, si chiede immediatamente l’aiuto da parte delle persone presenti. |
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APERTURA DELLE VIE AEREE
Nel soggetto privo di coscienza, le prime vie aeree possono
essere ostruite dalla lingua caduta all’indietro a causa di
ipotonia muscolare; con due semplici manovre possiamo liberare
le vie aeree dalla lingua: • IPERESTENSIONE DEL CAPO:
una mano posta a piatto sulla fronte
della vittima spinge all’indietro la testa.
La lingua ostruisce le vie aeree Ripristino della pervietà delle vie aeree Se esiste il
sospetto di un trauma cervicale la manovra dell’iperestensione
non deve essere effettuata per evitare eventuali ulteriori
lesioni, bisogna limitarsi alla sola manovra del sollevamento
del mento.
VALUTAZIONE DELL’ATTIVITA’ RESPIRATORIA
Mantenendo il capo in iperestensione, ci si dispone con la
guancia molto vicino alla cavità orale della |
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1. Guardo
eventuali movimenti del torace 2. Ascolto la
presenza di rumori respiratori 3. Sento, sulla mia guancia, la fuoriuscita di aria calda dalla bocca della vittima.
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Questa manovra memorizzabile con l’acronimo
GAS, va effettuata
per un periodo massimo di dieci secondi. |
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Si inizia subito la Rianimazione Cardio-Polmonare, con le
compressioni toraciche (massaggio cardiaco esterno) alternate alle
insufflazioni con un rapporto di 30 : 2.
MASSAGGIO CARDIACO ESTERNO Il MCE provoca un abbassamento dello sterno che determina la
compressione del cuore contro la colonna vertebrale, con conseguente
circolazione del sangue; la manovra determina inoltre l’aumento
della pressione intratoracica, che induce la mobilizzazione di parte
della massa sanguigna contenuta nel torace.
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TECNICA per la
COMPRESSIONE: porre la parte prossimale del palmo della mano al centro del torace,facendo attenzione di appoggiarla sullo sterno e non sulle coste. Sovrapporre l’altra mano alla prima ed intrecciare ledita. Iniziare le compressioni con le braccia ben tese, alla frequenza di 100al minuto,comprimere il torace abbassando lo sterno di 4–5 cm; ogni compressione deve essere alternata ad un rilasciamento della stessa durata(rapporto 1:1) |
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VENTILAZIONE ARTIFICIALE Terminate le 30 compressioni, si effettuano 2 insufflazioni d’aria, secondo due tecniche distinte:
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Ventilazione bocca a bocca Il soccorritore inspira profondamente e, mantenendo sollevato il mento con due dita, fa aderire le labbra intorno alla bocca dell’infortunato. La mano contro laterale chiude le narici per evitare fuoriuscita di aria e mantiene il capo in iperestensione. Si insuffla aria in 1”. |
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| Ventilazione bocca-maschera La maschera tascabile (pocket mask) offre molti vantaggi:
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• Evita il contatto diretto con la cute e le
secrezioni della vittima. |
| Le manovre di rianimazione cardiopolmonare dovranno
proseguire senza interruzione, mantenendo un rapporto
compressioni-insufflazioni 30:2; potranno essere interrotte solo
nei seguenti casi:
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Come si evince, relativamente alle nuove linee-guida ILCOR 2005, sono semplificate le manovre atte al riconoscimento dell’arresto cardiaco (principalmente valutare se il paziente è incosciente e non respira normalmente) e viene enfatizzata la pratica del massaggio cardiaco al quale viene dato maggior risalto (sequenza 30:2) rispetto alla ventilazione.
POSIZIONE LATERALE DI SICUREZZA
Nel caso in cui la persona soccorsa respira, ma non è
cosciente, deve essere garantita la pervietà delle vie aeree
ponendo il paziente in posizione laterale di sicurezza.
Questa posizione permette di: • Iperestendere il capo. La presenza di attività respiratoria deve essere
regolarmente verificata. Se i soccorsi avanzati tardano ad
arrivare bisogna cambiare il lato ogni 30 minuti.
LA DEFIBRILLAZIONE CARDIACA ELETTRICA
Nell’85% dei casi l’ AC è determinato da una grave aritmia,
la fibrillazione ventricolare (FV), che causa un completo
sovvertimento dell’attività elettrica cardiaca, con perdita
della funzione di pompa ed assenza di circolo.
Il Defibrillatore Semiautomatico Esterno (DAE)
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Il DAE è un dispositivo semiautomatico
che guida l’operatore nella eventuale erogazione dello
shock elettrico. |
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Dal momento che l’operatore non deve porre
l’indicazione allo shock ed in considerazione della
legge 120/2001, che consente l’utilizzo del DAE
anche a personale non sanitario addestrato, l’uso di
tali dispositivi sta divenendo sempre più diffuso.
SEQUENZA OPERATIVA
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ACCENDERE IL DAE : premendo l’apposito pulsante, accendiamo il dispositivo e ci lasciamo guidare dalle istruzioni vocali. |
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COLLEGARE GLI ELETTRODI Il DAE è fornito di due elettrodi adesivi che si connettono all’apparecchio con uno spinotto. Un elettrodo va posto sotto la clavicola destra del paziente, mentre l’altro al di sotto dell’area mammaria sinistra lungo la linea ascellare anteriore, facendoli aderire perfettamente alla cute. Il flusso di corrente dovrà attraversare la quantità maggiore possibile di muscolo cardiaco.
In presenza di cute bagnata, occorre asciugarla per evitare che il liquido conduca la corrente in superficie, riducendo la quantità di energia che arriva al cuore e provocando lesioni cutanee, sino all’ustione.
• RISPETTARE LE NORME DI SICUREZZA
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Una volta collegati gli elettrodi, il DAE va automaticamente in analisi. Già in questa fase, per evitare interferenze o pericoli, si invitano energicamente tuttigli astanti ad allontanarsi. Il rispetto delle norme di sicurezza è fondamentale ed è responsabilità diretta del soccorritore garantirne la corretta attuazione |
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• EROGARE LO SHOCK SE INDICATO |
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• SEGUIRE LA SEQUENZA In caso di RITMO DEFIBRILLABILE il DAE è
programmato DEFIBRILLAZIONE IN SITUAZIONI PARTICOLARI Ipotermia grave. Se il paziente è in ipotermia grave la sequenza
degli shock è limitata ai primi tre. Se questi sono inefficaci si
deve trasportare la vittima in ospedale (dove potrà essere
ripristinata la temperatura corporea) praticando la RCP durante il
trasferimento. Si ricorda che in ipotermia i danni anossici
cerebrali sono ritardati. |